Odissea alla stazione di Paola, colpa del meteo e della malagestione ferroviaria
Sessanta chilometri in sei ore
L’ANAS blocca la ss18 e una lamiera di un capannone non rimosso a Belvedere fa scattare l’emergenza treni. Come sempre, tantissimi i passeggeri che vagavano in cerca di risposte. Per i pendolari solita tratta infernale
Ci risiamo. Alla stazione di Paola ennesimo colpo al cuore al sistema dei trasporti regionale che, alla minima allerta meteo, mostra le ferite di una politica aziendale in aperta lotta con la Regione. Mentre i sindaci, con tanto di fascia tricolore, fanno protesta all’italiana – telecamere, occupazione flash di binari e tutti a casa – la musica non cambia per la soppressione di treni vitali all’arteria sud-nord del Paese – pace all’anima di chi deve farsi mille chilometri in quasi un giorno di viaggio saltando come i grilli da un treno all’altro – e per tanti pendolari consigliati di arrangiarsi nel caso di convogli cancellati last minute da scioperi frequenti.
Cosenza-Sapri sola andata Il vento furibondo che ha sferzato ieri le coste dell’Alto Tirreno cosentino mettendo in ginocchio la linea elettrica dell’area costiera, abbattendo pali e alberi, rovesciando cassonneti dell’immondizia, scoperchiando tetti in lamiera già miracolati e svellendo calcinacci, blocca i treni a Paola dalle tre del pomeriggio. Qualcosa ostruisce i binari in un tratto imprecisato tra Diamante e Belvedere Marittimo, e solo con ritardo un comunicato stampa di Trenitalia specifica essersi trattato di “danneggiamento della linea aerea di contatto provocato da alcune lamiere, trasportate dal forte vento”. Se i passeggeri dell’ Intercity 728 e dell’Eurostar 9378 diretti entrambi a Roma aspettano silenti ma fiduciosi che il tutto venga ripristinato, nella sala d’aspetto i pendolari dei vari Cosenza-Sapri s’affollano mescolando i loro destini a quelli degli sfortunati utenti dei treni a lunga percorrenza: «Se non passano loro, non passiamo neanche noi, statene certi» - mugugnano già i ‘veterani’ della linea. C’è sempre un’alternativa, con il cognato (o la sorella, o l’amico, o il figlio) pronti a riscattarli in un triathlon di mezzi di trasporto. Come troppo spesso accade in questi ultimi mesi, il biglietto pagato per intero viene utilizzato per metà del percorso. Ma dall’ANAS solo brutte notizie: un tir si è rovesciato nei pressi di Cittadella e da nord non si passa, quel vento di burrasca su Paola non fa presagire nulla di buono per chi deve oltrepassare Cetraro e Guardia. Intanto l’attesa cresce e le lamentele sono sterili, il guasto è dovuto al vento, si dice, ma i binari verranno sgombrati presto. Forse più aspri si rivelano gli alterchi di quanti scoprono che non ci saranno rimborsi per i biglietti acquistati online perchè sono passati 60 minuti – quelli occorsi a rincorrere capotreni e controllori a caccia della pur minima informazione utile che risparmi stati ansiogeni da viaggio all’italiana – per poter adire. Le informazioni arrivano col contagocce e inframezzate, ai pendolari dei paesi della fascia costiera men che meno, così decidono di fare da soli e salgono sull’ Eurostar fermo oramai da 4 ore. Sotto i display che sparano la classifica dei treni cancellati e quelli mostruosamente in ritardo c’è chi scuote il capo stizzito: «Nessuno ci dice se le coincidenze ci aspetteranno. Per il momento ci mettono in bocca brioche e succhi di frutta così nessuno si lamenta? Molti di noi non possono rinunciare di punta e in bianco al viaggio».
L’occhio di riguardo non manca mai Soltanto alle 21.06 – dopo 6 ore passate in stazione – il treno riparte, ma ecco che, all’annuncio delle fermate riprogrammate, monta la rabbia dei pendolari giornalieri: «Abbiamo fatto richiesta di scendere a Belvedere, siamo una dozzina di pendolari che abitano tutti nelle zone limitrofe. Perchè fermarci a Cetraro dove forse la strada è ancora interrotta? Paghiamo il biglietto per intero come e più di altri, tutti i giorni, e questa è la cortesia che ci ricambiano. Chi deve scendere a Cetraro, qualche dipendente Trenitalia?». Risposta: scenderanno solo 2 persone e il convoglio si bloccherà una mezz’ora altra. Sessanta chilometri in sei ore: “Ci scusiamo per il ritardo” e bla bla bla. Sempre colpa del clima?




